LhasaDal 28 Giugno al 2 Luglio 2013 |
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Dopo quello che ho raccontato, per quanto riguarda le difficoltà di prendere il treno per Lhasa, la domanda che si pone è: valeva la pena? Per me è "si", mi piace tantissimo viaggiare in treno; ci si mette di più per raggiungere la meta ma fa anche parte del viaggio, non è solo uno spostamento. In treno si socializza, si incontrano più persone del posto che i turisti, si gioca a carte con gli amici... le immagini che scorrono dalla finestra ci avvicinano lentamente e dolcemente al posto dove andiamo. E' la prima volta per tutti, fare un viaggio in treno di 24 ore, e non era un viaggio facile; l'altezza che supera 4000 metri si è fatta sentire, mal di testa, nausea. Abbiamo visto il personale correre con la bombola dell'ossigeno perché un passeggero si è sentito male. Non era il tedesco ubriaco, era solo sbronzo, ma stava bene. Anche noi cinque siamo arrivati in buone condizioni a Lhasa. Con il passaporto ed il visto per Tibet in mano ci siamo diretti verso l'uscita della stazione. L'ufficiale che ha controllato i nostri documenti ci ha fatto il segno di seguirlo. Ci siamo guardati un po' preoccupati, ma lui ci ha portati dalla nostra guida tibetana salutandoci con un sorriso... che sollievo, e che bella ragazza che ci attendeva! Si chiama Ksamsa, e come si usa in Tibet, ci regala le sciarpe bianche dandoci il benvenuto. Domani mattina verrà a prenderci in albergo e andremo a visitare il Palazzo Potala ed il tempio Jokhang. Le ultime pagine del libro "Il terzo occhio" di T.Lobsang Rampa, le ho finite giusto in tempo, prima del nostro arrivo a Lhasa. Lo consiglio vivamente, non solo a quelli che visitano il Tibet. Potala, residenza di Dalai Lama, domina dalla collina, tutta la vale. E' un palazzo imponente e guardandolo non potevo non pensare alla parte invisibile che c'è sotto e di cui ho letto nel libro. Un luogo misterioso, una grande caverna con il lago. Non voglio dire altro. Avevamo solo un'ora per visitare l'interno del palazzo, una piccola parte aperta per i visitatori. Questo luogo non ha più nessuna funzione ne religiosa ne politica, è diventato soltanto un museo cinese come testimonianza del loro potere. Abbiamo osservato Potala da diverse angolazioni, è visibile dappertutto e lo sguardo va sempre là. Sicuramente non siamo stati gli unici stregati dal Potala. Siamo tornati di sera al tramonto ed il cielo ci ha regalato uno spettacolo inaspettato dei colori, le nuvole con l'arcobaleno tra le quali è apparso un "occhio" turchese. A Medjugorje avrebbero detto che hanno visto la Maddona, era il mio commento da atea. Siamo passati davanti al Jokhang già la prima sera andando a cena a città vecchia. Seguendo i pellegrini che camminavano intorno al tempio nel senso orario guardavamo stupiti la gente che si prostrava a terra con le gambe legate, mani unite che alzavano verso il cielo per poi toccare tre punti del corpo, la fronte, il petto e la pancia. Grande importanza di Jokhang è che custodisce la statua di Budda Sakyamuni che la principessa cinese che ha sposato il re tibetano ha portato in dono. Il valore di questa statua è immenso perché, a quanto sembra, è l'unica statua integra di Budda fatta 2500 anni fa quando era ancora vivo, lo rappresenta all'età di vent'anni. Il tempio è del settimo secolo e lo stile architettonico unisce le varie culture; tibetana, cinese, nepalese, indiana. I tetti dorati, stradecorati con uno sfondo blu del cielo sono stati perfetti per scattare le foto ricordo di questo posto indimenticabile.
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